19 luglio 1992

Questo articolo è stato pubblicato in Pensieri e taggato come , , , , , , , , , , il da

Commenti su “19 luglio 1992

  1. Walter

    Cara Marta sono passati 21 anni dalla dichiarazione di guerra della mafia allo stato che ha portato agli attentati al patrimonio culturale italiano all’assassinio voluto, pianificato e organizzato di uomini e donne, servitori dello stato. Falcone, Borsellino insieme agli uomini e donne che li proteggevano sono stati assassinati barbaramente. Mi domando quale copertura hanno avuto gli assassini dei due più importanti magistrati che avevano combattuto la mafia con risultati importanti e che stavano effettivamente arrivando alla “cupola”, a quella commistione inaudita tra la mafia, i suoi interessi criminali, e la politica, l’economia, lo stato. In Italia coloro che avrebbero dovuto rappresentare lo scoglio più grande e insuperabile per la criminalità sono il colabrodo dove si infilano mafiosi e criminali prezzolati che condizionano le istituzioni, le leggi, la politica, l’economia del paese. Purtroppo sappiamo che quella commistione prosegue, ma da quella stagione tragica è nata Libera per dare voce e forza all’Italia migliore, onesta, generosa, volonterosa, solidale, fantasiosa, creativa, allegra… LIBERA.
    Permettimi di ricordare le parole di un grande poeta “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cinque × 4 =

Fra poche ore ventuno anni fa scoppiava la bomba in via D’Amelio a Palermo, di fronte a casa della mamma di Paolo Borsellino. Quella bomba che ha spezzato la vita del giudice, ma anche quella di uomini e donne della sua scorta. Una bomba, insieme a quella che uccise pochi mesi prima il giudice Falcone, che sembrava destinata a spezzare la speranza di tanti italiani che si battevano per la giustizia civile, contro un potere vischioso e subdolo come quello mafioso risulta essere in tutte le sue forme. E invece quell’anno, il 1992, segnò un importante passo di riscossa civile. Da lì partirono i presupposti per fondare un movimento trasversale che facesse della lotta alla mafia, alle mafie, la sua missione. E così, sotto la guida di Don Luigi Ciotti è nata Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie e insieme a lei ha preso vita un cammino fatto di uomini e donne, giovani e meno giovani che nel loro quotidiano portano avanti quello stesso impegno civile che aveva caratterizzato la vita dei due giudici Falcone-Borsellino. E oggi, nel 2013, tanti ragazzi, come quelli che a me è capitato di conoscere lo scorso fine settimana alla Certosa di Avigliana in occasione dell’assemblea annuale di Cooperare con Libera terra, agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità. A questa agenzia aderiscono quelle cooperative nel nostro Paese sono nate per gestire, secondo la propria natura e vocazione, terreni e immobili sequestrati alla mafia. Roberto delle Terre di don Peppe Diana a Castel Volturno, Raffaella di Terre Joniche all’Isola di Caporizzuto o Giovanni della Cooperativa Rosario Livatino a Naro. Tutti ragazzi di trent’anni che hanno fatto una scelta ben precisa per la loro vita. Seguire il monito proprio di Paolo Borsellino che diceva così “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti”. Questi giovani, come tanti altri uomini e donne di tutta Italia, hanno scelto di non avere paura e di portare avanti, con il proprio impegno quotidiano, la cultura della legalità e della giustizia. Solo così Borsellino e Falcone, come tutte le altre vittime che hanno nomi meno altisonanti, continueranno a vivere.