Archivio dell'autore: Marta Battioni

vi saluto e vi ringrazio…

Cari Paullesi,
Il prossimo 26 maggio si conclude per me un ventennio di impegno politico per la mia città e per i miei concittadini. Dopo tanti anni di attività politica e amministrativa ho scelto di dedicarmi a tempo pieno al mio lavoro e alla mia famiglia. Sono stata eletta consigliere comunale per la prima volta a 23 anni e da allora ho sempre messo a disposizione tutto il mio impegno, la mia passione e il mio coraggio per provare a migliorare Paullo e la vita dei paullesi. Prima come assessore al commercio e poi come vicesindaco e assessore alle politiche sociali ho attraversato e vissuto esperienze e occasioni importanti e diverse, che hanno contribuito a farmi diventare la donna che sono. Per questo ho scelto di scrivere una lettera pubblica, per poter rivolgere a tutti un sincero ringraziamento.
Prima di tutti il mio grazie va a chi vent’anni fa mi ha permesso di iniziare questa esperienza meravigliosa, anche nelle più estreme difficoltà.
La mia più grande stima e riconoscenza vanno invece ai colleghi amministratori passati e presenti con cui ho condiviso un fondamentale percorso amministrativo, che ci ha permesso di raggiungere risultati importanti. Tanto per citarne un paio che mi stanno molto a cuore: un sistema inclusivo per la disabilità nelle scuole, che è diventato un modello per tutti e un progetto importante di Housing sociale, in collaborazione con la Parrocchia.
Un grazie speciale va invece al personale comunale, tutto. Sono stati anni che hanno visto un significativo intensificarsi di problematiche per i Comuni, che hanno richiesto nuovi modelli di gestione e di lavoro, con il conseguente crescere di responsabilità e di doveri da parte del nostro personale, di fronte ai quali nessuno si è mai sottratto.
Esprimo tutta la mia gratitudine, soprattutto per questi ultimi cinque anni, al personale dei servizi alla persona, sia interno che esterno al nostro Comune. Abbiamo fatto insieme un grande lavoro per ristrutturare un settore fondamentale per la vita dei Paullesi. Forse non sempre avremo dato le risposte che i nostri cittadini si aspettavano, ma di certo abbiamo sempre cercato di dare la soluzione più adeguata al problema che ci veniva sottoposto, convinti di fare la cosa giusta.
Infine il più grande grazie va alle cittadine e ai cittadini di Paullo che hanno saputo sempre darmi tanto, attraverso il consenso sempre crescente, e la stima che mi hanno quotidianamente manifestato. GRAZIE!
Il mio augurio adesso va a chi rimane, in particolare a Federico Lorenzini, amico e collega prezioso, che possa continuare a governare con lo stesso spirito di servizio e la stessa umiltà avuta fino ad ora, due indispensabili caratteristiche per amministrare sempre pensando al bene e al meglio per i propri cittadini.
Buon lavoro e arrivederci…

Voglio un partito che sappia e possa differenziarsi

Dopo aver letto l’ennesima mail di riflessione sul futuro del Pd (che palle!) e sul valore del congresso ormai alle porte (speriamo!) ho poche ma chiarissime idee sul futuro. Intanto qual’è il Pd che voglio e non che vorrei. Voglio un Partito con la P maiuscola, fatto di persone che siano differenti e che permettano al Pd di differenziarsi. Voglio un Partito fatto di persone oneste, trasparenti, con valori morali forti, anche se per questo non bigotte, ma coerenti. Voglio un Partito da dove si possa finalmente levare a gran voce il grido “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e non dove si vanno a sindacare i valori dei peccati e la grandezza delle pietre. Voglio un partito fatto di contenuti, visto che sino ad ora di contenuti ne ho visti davvero pochi. Persino tutti quelli e quelle, giovani e “meno giovani”, che tentano di riportare il dibattito congressuale ai contenuti mi appaiono non averne. Voglio che il Pd spieghi al Paese che idea di Partito ha in testa e che idea di Paese ha nella propria visione. Voglio un Partito che sappia fornire delle risposte vere, concrete e coerenti. Voglio un Partito che non si candidi a rappresentare gli interessi di una categoria, in primis quella politica, ma che possa rappresentare, laicamente, tutti: i giovani, le donne, le famiglie, gli operai, i liberi professionisti, i nuovi cittadini, le mamme, gli imprenditori, i disoccupati, gli amministratori. Voglio un Pd che sappia dimostrare di essere in grado di governare per competenze e per buona volontà, con impegno e con responsabilità. Voglio un Partito che sia in grado di decidere e di assumersi le sue responsabilità. Voglio un Partito che sappia ascoltare. Voglio un Partito che il confronto lo fa davvero, con schiettezza e serenità, che non abbia paura di discutere e che sia un luogo dove le decisioni non le prendano in tre. Voglio un Partito che sappia essere e fare il Partito, che possa essere credibile anche alla vista di chi lo guarda da fuori. Si perché fuori dal Pd esiste un mondo, di cui sarebbe il caso, finalmente di accorgerci!

Il Paese dei Condoni

Semmai ci fosse stato bisogno di qualche ulteriore prova, eccoci qui. Leggo questa mattina dalla prima pagina del Corsera l’editoriale di Antonio Polito e mi coglie un briciolo di rassegnata disperazione. Sospiro e penso che in definitiva il nostro è proprio il Paese dei condoni. L’ultimo, in ordine di tempo, proprio quello a cui fa riferimento Polito nel suo editoriale. Napoli, città governata, per chi non se lo dovesse ricordare, dal Pm Luigi De Magistris, approva all’unanimità la sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali. Sono circa 4500 le domande arrivate al comune di altrettanti abusivi che chiedono al comune “la grazia”. Domanda a cui il comune ha pensato bene di rispondere positivamente, legittimando il fenomeno dell’illegalità abitativa. Ci si fermasse qui, sarebbe esclusivamente un fenomeno di iniquità. Peccato che non ci si dovrebbe dimenticare che a Napoli così facendo si “premia” la camorra, dal momento che l’occupazione abusiva di case parrebbe (fonte alcune inchieste giornalistiche) essere il primo strumento di conquista del territorio, adoperato con abilità ed arguzia dalla criminalità organizzata. E pensare che di tutto ciò il primo cittadino di Napoli non fosse debitamente informato sembra da ingenui. Senza dimenticare che a tutto ciò si son resi complici tutti i partiti che di quell’istituzione fanno parte. Ma forse non dovremmo più stupirci neppure di ciò. Del resto la parola condono fa ormai parte del nostro vocabolario quotidiano ed è entrata di prepotenza nella logica di pensiero degli italiani. Fare un’azione illegale, fare delle opere edilizie fuori norma, evadere il fisco e addirittura non pagare le tasse allo stato sulle installazioni di slot machine, tanto per citarne alcune, tanto poi tutto verrà condonato. Un bel bagno nell’acqua salvifica del condono e tutto torna come prima. Come dire, giocare a Monopoli e pescare la carta “probabilità” che ti permette di salvarti senza sostare in “prigione”. Perché tanto la legge è uguale per tutti e un bel condono non si nega proprio a nessuno. Camorristi compresi!

nuova scuola. ripartire dal senso civico

Domenica nella mia città, Paullo, è stato inaugurato il nuovo Campus scolastico. Un importante traguardo per una comunità di quasi 11.000 abitanti, dove la popolazione scolastica supera il numero 1000. Un edificio accogliente, moderno, attrezzato con le migliori tecnologie e tutti gli accorgimenti per il risparmio energetico. Un edificio che ha già accolto i 450 studenti delle scuole medie inferiori e che attende per giovedì i quasi 400 studenti delle scuole elementari. Un ambiente che certamente garantirà un più felice ritorno in aula per alunni e professori e che renderà la vita più serena per le famiglie di Paullo. Una scuola che vuole partire da un forte senso civico, vista la sua intitolazione. La nostra Amministrazione, con parere unanime tra gli assessori, ha infatti deciso di dedicare l’intero campus scolastico a due figure che hanno segnato la storia recente del nostro Paese: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una dedica importante. Due vittime di un sistema che vorrebbe sostituirsi allo Stato. Due magistrati che hanno perso la loro vita per affermare una giustizia “più giusta” nella nostra Italia, che ancora oggi subisce una giustizia che spesso non è proprio uguale per tutti. Due uomini, Falcone e Borsellino, che con la loro vita e la loro morte ci obbligano a richiamarci al nostro dovere di cittadini, indipendentemente dall’età. Quindi ognuno dei ragazzi e delle ragazze che tutte le mattina varcheranno la soglia dal campus paullese mi auguro che sentano l’obbligo di avere come monito di vita un più alto senso civico nei confronti di una comunità e di un’istituzione che pone le base, fondamentali per la vita. Rispetto per le regole di buona convivenza, regole di vita comune, regole di rispetto per cose e persone. Questo dovrà essere un richiamo quotidiano. Aggiunto all’impegno costante per una città più solidale e più giusta, dove il senso di comunità parta proprio da qui. Un impegno, esattamente come è stato quello di Falcone e Borsellino, per affermare il diritto di ogni donna e ogni uomo a vivere mettendosi al servizio per proprio Paese contro il potere delle organizzazioni criminali. Lo stesso insegnamento che ancora ci trasmettono, attraverso il loro ricordo e attraverso l’impegno di chi ne conserva la memoria, come Don Ciotti, presidente di Libera. “Il loro percorso non rimane, continua. E continua non a parole, ma nei fatti. La memoria di Falcone, di Borsellino, come di tutte le vittime innocenti delle mafie si fonda sull’impegno. Quelle persone non sono morte per essere ricordate ma perché credevano in un ideale di giustizia che sta a noi raccogliere e vivere fino in fondo. Le loro sono memorie scomode, che ci sollecitano ogni giorno dell’anno, in ogni istante della nostra vita, non solo in occasione degli anniversari e delle ricorrenze. Per questo l’eredità di Falcone e Borsellino  riguarda tutti noi e si concretizza nell’impegno di chi svolge la sua professione e la sua vita sociale con responsabilità, rigore, coraggio, coerenza”

questione di egocentrismo…di NOI insomma!

Parentesi digressiva. Spesso mi viene da domandarmi perché chi occupa ruoli di potere o di vertice, ruoli di dirigenza, di grande responsabilità lavorativa e politica prediliga esprimersi in prima persona singolare, piuttosto che utilizzare la prima persona plurale. Tranne una recente e rara eccezione (per fortuna!), quella del celebre ex Presidente, ops Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che era solito scrivere di sé utilizzando la terza persona singolare, quasi come stesse parlando o scrivendo di una persona altra da sé, in tanti oggi si esprimono parlando dell’ente o dell’azienda che dirigono come fosse proprietà privata, esclusiva, singola, utilizzando per lo più verbi coniugati in “IO“. E se la stessa usanza, quando viene messa in pratica per un’azienda privata passa pressoché inosservata, quando riguarda un’istituzione, un ente pubblico, un ruolo politico crea nei malati di linguaggio come la sottoscritta qualche perplessità. In effetti sono in tanti, oggi, a sentire su di sé responsabilità e meriti. E in effetti le perplessità trovano fondamento anche nei risultati di una recente ricerca condotta dall’Università tedesca di Kassel, da cui parrebbe che individui, maschi o femmine che siano, più inclini all’utilizzo dell’IO invece che del NOI avrebbero maggiore predisposizione alla depressione. La tendenza “egocentrica” denoterebbe infatti, secondo questi studi, un alto fattore di rischio verso problemi relazionali, una continua ricerca di attenzioni e conferme altrui. Se tutto ciò fosse vero, saremmo quindi obbligati a dubitare di chi ci si rivolge in comizi e in tv parlando di sé e non di noi. Insomma è davvero il caso di affidare la guida di un Paese, di una Regione o di qualunque altra istituzione, ma anche di un Partito, ad un potenziale depresso o depressa, in perenne ricerca di conferme? Vale la pensa di pensarci su!

parola d’ordine: imposta!

Oggi su tutte le prime pagine dei quotidiani italiani non si parla che di Imu, l’imposta municipale unica, quella che la maggior parte di noi ha versato lo scorso anno per essere possessore di casa. Quell’imposta che presto ci dimenticheremo che sia mai esistita, se non fosse per gli estenuanti slogan di politicanti abolitori o sostenitori di questa tassa. Ma un paio di precisazioni sono a questo punto doverose. Preso atto che ormai, in forma definitiva, la fantomatica IMU pare quindi essere stata abolita per quel che riguarda la prima casa, ci sono novità in vista anche per imprese, terreni agricoli e immobili invenduti. Deduzione sino al 50% per i primi, cancellata la prima rata per i secondi e zero imposta per immobili ancora invenduti. Questi i tratti salienti della manovra. Quello che a me, umile assessora di un comune di media grandezza, resta ancora abbastanza oscuro è l’effettiva copertura del mancato gettito Imu ai comuni. Si perché, nonostante le rassicurazioni arrivate dal Governo e da Piero Fassino, presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ancora ci sono diverse “questioncine” che non mi convincono. La prima è quella che riguarda la manovra cosiddetta “sblocca crediti”. Che ad oggi sembra la panacea di tanti mali, non tutti, ma comunque tanti. Questo consente ai comuni di sanare alcuni debiti pregressi e di avere accesso alla cassa depositi prestiti. Non altro. Così come la possibilità che i comuni avranno di posticipare la scadenza dell’approvazione del proprio bilancio di previsione. Bene, per carità. Ma se di soldi non ce n’è non è sicuramente spostando in là le scadenza che la situazione di cassa potrà migliorare. Anzi! In questo scenario odierno le dichiarazioni più interessanti mi sembrano essere quelle dell’assessore al bilancio del comune di Milano, Francesca Balzani:  “Siamo fiduciosi, ma dal governo nessuna parola sui trasferimenti”. Ecco. Su questa affermazione vale, per davvero, la pena di riflettere. Se non vogliamo che tutti i servizi che grandi e piccoli comuni sono stati in grado di garantire sino ad ora, vengano chiusi e archiviati per sempre! Sarebbe un vero fallimento.

Avere un sogno e poterlo realizzare

Cinquant’anni fa furono oltre duecento mila i partecipanti alla Marcia su Washington. Guidati da Martin Luther King in tantissimi marciarono per i propri diritti. Diritto al lavoro, diritto all’istruzione. Diritto all’uguaglianza, diritto alla LIBERTA’. Tutti avevano un sogno e volevano avere la possibilità di realizzarlo, in un Paese che ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo la realizzazione del sogno. Oggi sono ancora in tanti ad avere un sogno, anche se sempre meno scenderebbero in piazza, pacificamente, per manifestarlo. Oggi il sogno è quello di poter decidere della propria vita, di avere il diritto di poter essere stessi, di avere un’occupazione dignitosa per vivere sereni, di veder riconosciuti quei diritti che consentono la parità vera tra tutti. Il sogno non è poi così diverso da quello americano di cinquant’anni fa. Oggi c’è solo più rabbia, dovuta al fatto che nonostante i tanti anni passati alcuni diritti non siano ancora stati conquistati e altri, seppur acquisiti, non vengano del tutto rispettati. Continuiamo allora ad avere quel sogno e a volerlo perseguire, mettendo da parte la rabbia, anche se in alcuni casi è legittima, facendo tesoro degli insegnamenti di quella importante manifestazione e di Martin Luther King che la guidò.

Tornare…

…alla vita quotidiana dopo aver trascorso quattro giorni, ora più ora meno, in una terra così diversa, seppur così vicina fa riflettere. Quale terra? La Campania, nello specifico la provincia di Caserta nelle Terre di Don Peppe Diana. Terra dove esistono alcuni beni confiscati alla Camorra e affidati ad una cooperativa. Conosciuta qualche tempo fa, grazie al lavoro che faccio, la cooperativa che produce la mozzarella della legalità, sono stata qualche giorno da quelle parti, nel caseificio, ma anche nei campi di frutta che da qualche mese i sei ragazzi della cooperativa si sono trovati a gestire. E ora tornare qui, dopo aver vissuto intensamente, attraversando luoghi e ascoltando racconti fa davvero pensare. Una terra così apparentemente dura, governata da un sistema, la camorra, troppo impegnata a fare soldi e ad accrescere il proprio potere e con poca pietà per le persone che quella terra la abitano con onestà e genuinità. Una terra che fino a qualche giorno fa avevo conosciuto sfiorandola o leggendola da libri come Gomorra di Roberto Saviano, si è rivelata un luogo speciale. Ad abitarla ci sono ancora persone generose e con grande senso di civiltà e legalità, con un senso dell’ospitalità e un altruismo disarmanti. Seguire da vicino la vita quotidiana dei ragazzi della cooperativa piacevolmente sorprende. Tutti poco più che trentenni, i ragazzi delle Terre di Don Peppe Diana, hanno scelto di dedicare la loro vita alla propria terra, di lottare con sobrietà e duro impegno per ridare speranza alla gente onesta che la abita e che si merita di più della prepotenza della camorra. E basta vedere il loro sorriso pulito, ascoltare le loro testimonianze e seguire le loro azioni per rendersi conto che qualcosa sta cambiando, anche li, in Campania, nella terra che troppo spesso viene identificata solo con morti ammazzati per un briciolo di potere in più o per qualche interesse o confine non rispettato.Tornare a Milano, tornare al lavoro e alla vita di sempre allora fa riflettere. Fa pensare che sarebbe bello ricominciare a valorizzare ciò che valore ha, per davvero. Ricominciare a dare il giusto peso alle questioni seriamente importanti, a quell’associazionismo tra persone e associazioni, guidato da Libera, che fa per davvero la differenza. E finalmente ricominciare a considerare l’Italia un Paese dove i personalismi cattivi, i personaggi corrotti e condannati devono essere messi in un angolo, privati dei loro poteri e non su tutte le prime pagine dei quotidiani, descrivendoli ancora come fondamentali e condizionanti per la vita del Paese. Ricominciare da chi, come quei ragazzi conosciuti in questi giorni, un esempio lo sono per davvero per tutti noi. Solo così l’Italia potrà rialzare la testa e riuscire ad essere un Paese migliore!

416-ter un primo numero. forse!

E dire che qualche giorno fa avrei voluto scriverne come di un passo, seppur piccolo, avanti nella lotta reale alle mafie. E invece oggi, scartabellando quotidiani e rassegne stampa, scopro che ci siamo nuovamente e forse giustamente arenati. Il riferimento è alla modifica dell’art. 416 del Codice Penale “Associazione per delinquere”, ed in particolare il comma che riguarda il voto di scambio, modifica votata la scorsa settimana alla Camera. A ripuntare i riflettori sulle modifiche dell’incriminato articolo il quotidiano La Repubblica e le parole di Roberto Saviano. Ad accendere la contestazione due termini “consapevolmente” e “procacciare”, parole proposte a quanto pare in fase di discussione camerale dal Pdl, parole che potrebbero creare difficoltà secondo i pubblici ministeri al reperimento delle prove. E soprattutto a scuotere gli animi dei pm il tetto massimo di pena, fissato secondo quest’ultima modifica a 10 anni anziché 12. Questo,  a giudizio dei pm, metterebbe a rischio molti processi come quello di Cosentino, tanto per citarne uno. Quale sarà a questo punto l’iter? Le modifiche, proposte a correzione di quelle già approvate alla Camera, dovranno quindi essere discusse e approvate dalla Commissione Giustizia del Senato, quella stessa Commissione guidata da niente popò di meno che da Nitto Palma. Sempre che il Presidente del Senato decida di fare un eccezione. I termini per la presentazione delle correzioni sarebbero infatti già scaduti. Che altro dire? Basterebbe citare il commento di Don  Ciotti al riguardo “Speriamo che si superi l’inghippo e il testo diventi legge”. A me verrebbe da aggiungere anche “E che Dio ce la mandi buona!”

Una musica può fare

E’ evidente e ormai provato come la musica possa fare molto e arrivare lontano. In effetti questo ci ha dimostrato anche l’incontro di ieri, lunedì 22 luglio, #Piumusicalive, organizzato da Stefano Boeri e dalla rivista Rolling Stone al Teatro Parenti di Milano. L’obiettivo? confezionare una nuova legge che normi gli spettacoli dal vivo. Parola d’ordine SEMPLIFICAZIONE. Una parola che nel nostro Bel Paese sembra far rima solo con burocratizzazione. E la proposta di legge, che con tutta probabilità sarà presentata ufficialmente in autunno è riassumibile in tre punti. 1 creare uno sportello unico per i grandi eventi (oltre 200 spettatori) e nuove norme per decibel e zonizzazione. 2 introdurre, sulla falsa riga del Live Music Act inglese, la possibilità dell’autocertificazione per spettacoli di modeste dimensioni, anche per quel che riguarda il pagamento SIAE (un nome che tra i gestori di locali ed eventi fa paura!). 3 introdurre una norma che istituisca ufficialmente le piccole imprese creative. Ad intervenire all’appuntamento di lancio della proposta di legge diversi personaggi dello scenario musicale italiano: musicisti, produttori, giornalisti e gestori di importanti realtà milanesi (le ormai uniche realtà rimaste a fare ancora musica dal vivo!) come il Circolo MagnoliaAd intervenire alla serata di ieri, rigorosamente in collegamento video il ministro alla cultura Massimo Bray, che oltre ad aver condiviso tutti i punti della proposta di legge promossa da Boeri, ha spiegato come al nostro Paese serva più che mai una legge per la musica dal vivo, ma anche una nuova regolamentazione che sappia valorizzare le nostre imprese culturali e creative e tutto il nostro prezioso e unico patrimonio artistico. L’Italia dovrebbe imparare a vivere soprattutto di questo, invece che continuare a pensare che con la “cultura non si mangia”.