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nuova scuola. ripartire dal senso civico

Domenica nella mia città, Paullo, è stato inaugurato il nuovo Campus scolastico. Un importante traguardo per una comunità di quasi 11.000 abitanti, dove la popolazione scolastica supera il numero 1000. Un edificio accogliente, moderno, attrezzato con le migliori tecnologie e tutti gli accorgimenti per il risparmio energetico. Un edificio che ha già accolto i 450 studenti delle scuole medie inferiori e che attende per giovedì i quasi 400 studenti delle scuole elementari. Un ambiente che certamente garantirà un più felice ritorno in aula per alunni e professori e che renderà la vita più serena per le famiglie di Paullo. Una scuola che vuole partire da un forte senso civico, vista la sua intitolazione. La nostra Amministrazione, con parere unanime tra gli assessori, ha infatti deciso di dedicare l’intero campus scolastico a due figure che hanno segnato la storia recente del nostro Paese: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una dedica importante. Due vittime di un sistema che vorrebbe sostituirsi allo Stato. Due magistrati che hanno perso la loro vita per affermare una giustizia “più giusta” nella nostra Italia, che ancora oggi subisce una giustizia che spesso non è proprio uguale per tutti. Due uomini, Falcone e Borsellino, che con la loro vita e la loro morte ci obbligano a richiamarci al nostro dovere di cittadini, indipendentemente dall’età. Quindi ognuno dei ragazzi e delle ragazze che tutte le mattina varcheranno la soglia dal campus paullese mi auguro che sentano l’obbligo di avere come monito di vita un più alto senso civico nei confronti di una comunità e di un’istituzione che pone le base, fondamentali per la vita. Rispetto per le regole di buona convivenza, regole di vita comune, regole di rispetto per cose e persone. Questo dovrà essere un richiamo quotidiano. Aggiunto all’impegno costante per una città più solidale e più giusta, dove il senso di comunità parta proprio da qui. Un impegno, esattamente come è stato quello di Falcone e Borsellino, per affermare il diritto di ogni donna e ogni uomo a vivere mettendosi al servizio per proprio Paese contro il potere delle organizzazioni criminali. Lo stesso insegnamento che ancora ci trasmettono, attraverso il loro ricordo e attraverso l’impegno di chi ne conserva la memoria, come Don Ciotti, presidente di Libera. “Il loro percorso non rimane, continua. E continua non a parole, ma nei fatti. La memoria di Falcone, di Borsellino, come di tutte le vittime innocenti delle mafie si fonda sull’impegno. Quelle persone non sono morte per essere ricordate ma perché credevano in un ideale di giustizia che sta a noi raccogliere e vivere fino in fondo. Le loro sono memorie scomode, che ci sollecitano ogni giorno dell’anno, in ogni istante della nostra vita, non solo in occasione degli anniversari e delle ricorrenze. Per questo l’eredità di Falcone e Borsellino  riguarda tutti noi e si concretizza nell’impegno di chi svolge la sua professione e la sua vita sociale con responsabilità, rigore, coraggio, coerenza”

Avere un sogno e poterlo realizzare

Cinquant’anni fa furono oltre duecento mila i partecipanti alla Marcia su Washington. Guidati da Martin Luther King in tantissimi marciarono per i propri diritti. Diritto al lavoro, diritto all’istruzione. Diritto all’uguaglianza, diritto alla LIBERTA’. Tutti avevano un sogno e volevano avere la possibilità di realizzarlo, in un Paese che ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo la realizzazione del sogno. Oggi sono ancora in tanti ad avere un sogno, anche se sempre meno scenderebbero in piazza, pacificamente, per manifestarlo. Oggi il sogno è quello di poter decidere della propria vita, di avere il diritto di poter essere stessi, di avere un’occupazione dignitosa per vivere sereni, di veder riconosciuti quei diritti che consentono la parità vera tra tutti. Il sogno non è poi così diverso da quello americano di cinquant’anni fa. Oggi c’è solo più rabbia, dovuta al fatto che nonostante i tanti anni passati alcuni diritti non siano ancora stati conquistati e altri, seppur acquisiti, non vengano del tutto rispettati. Continuiamo allora ad avere quel sogno e a volerlo perseguire, mettendo da parte la rabbia, anche se in alcuni casi è legittima, facendo tesoro degli insegnamenti di quella importante manifestazione e di Martin Luther King che la guidò.

Tornare…

…alla vita quotidiana dopo aver trascorso quattro giorni, ora più ora meno, in una terra così diversa, seppur così vicina fa riflettere. Quale terra? La Campania, nello specifico la provincia di Caserta nelle Terre di Don Peppe Diana. Terra dove esistono alcuni beni confiscati alla Camorra e affidati ad una cooperativa. Conosciuta qualche tempo fa, grazie al lavoro che faccio, la cooperativa che produce la mozzarella della legalità, sono stata qualche giorno da quelle parti, nel caseificio, ma anche nei campi di frutta che da qualche mese i sei ragazzi della cooperativa si sono trovati a gestire. E ora tornare qui, dopo aver vissuto intensamente, attraversando luoghi e ascoltando racconti fa davvero pensare. Una terra così apparentemente dura, governata da un sistema, la camorra, troppo impegnata a fare soldi e ad accrescere il proprio potere e con poca pietà per le persone che quella terra la abitano con onestà e genuinità. Una terra che fino a qualche giorno fa avevo conosciuto sfiorandola o leggendola da libri come Gomorra di Roberto Saviano, si è rivelata un luogo speciale. Ad abitarla ci sono ancora persone generose e con grande senso di civiltà e legalità, con un senso dell’ospitalità e un altruismo disarmanti. Seguire da vicino la vita quotidiana dei ragazzi della cooperativa piacevolmente sorprende. Tutti poco più che trentenni, i ragazzi delle Terre di Don Peppe Diana, hanno scelto di dedicare la loro vita alla propria terra, di lottare con sobrietà e duro impegno per ridare speranza alla gente onesta che la abita e che si merita di più della prepotenza della camorra. E basta vedere il loro sorriso pulito, ascoltare le loro testimonianze e seguire le loro azioni per rendersi conto che qualcosa sta cambiando, anche li, in Campania, nella terra che troppo spesso viene identificata solo con morti ammazzati per un briciolo di potere in più o per qualche interesse o confine non rispettato.Tornare a Milano, tornare al lavoro e alla vita di sempre allora fa riflettere. Fa pensare che sarebbe bello ricominciare a valorizzare ciò che valore ha, per davvero. Ricominciare a dare il giusto peso alle questioni seriamente importanti, a quell’associazionismo tra persone e associazioni, guidato da Libera, che fa per davvero la differenza. E finalmente ricominciare a considerare l’Italia un Paese dove i personalismi cattivi, i personaggi corrotti e condannati devono essere messi in un angolo, privati dei loro poteri e non su tutte le prime pagine dei quotidiani, descrivendoli ancora come fondamentali e condizionanti per la vita del Paese. Ricominciare da chi, come quei ragazzi conosciuti in questi giorni, un esempio lo sono per davvero per tutti noi. Solo così l’Italia potrà rialzare la testa e riuscire ad essere un Paese migliore!

Una musica può fare

E’ evidente e ormai provato come la musica possa fare molto e arrivare lontano. In effetti questo ci ha dimostrato anche l’incontro di ieri, lunedì 22 luglio, #Piumusicalive, organizzato da Stefano Boeri e dalla rivista Rolling Stone al Teatro Parenti di Milano. L’obiettivo? confezionare una nuova legge che normi gli spettacoli dal vivo. Parola d’ordine SEMPLIFICAZIONE. Una parola che nel nostro Bel Paese sembra far rima solo con burocratizzazione. E la proposta di legge, che con tutta probabilità sarà presentata ufficialmente in autunno è riassumibile in tre punti. 1 creare uno sportello unico per i grandi eventi (oltre 200 spettatori) e nuove norme per decibel e zonizzazione. 2 introdurre, sulla falsa riga del Live Music Act inglese, la possibilità dell’autocertificazione per spettacoli di modeste dimensioni, anche per quel che riguarda il pagamento SIAE (un nome che tra i gestori di locali ed eventi fa paura!). 3 introdurre una norma che istituisca ufficialmente le piccole imprese creative. Ad intervenire all’appuntamento di lancio della proposta di legge diversi personaggi dello scenario musicale italiano: musicisti, produttori, giornalisti e gestori di importanti realtà milanesi (le ormai uniche realtà rimaste a fare ancora musica dal vivo!) come il Circolo MagnoliaAd intervenire alla serata di ieri, rigorosamente in collegamento video il ministro alla cultura Massimo Bray, che oltre ad aver condiviso tutti i punti della proposta di legge promossa da Boeri, ha spiegato come al nostro Paese serva più che mai una legge per la musica dal vivo, ma anche una nuova regolamentazione che sappia valorizzare le nostre imprese culturali e creative e tutto il nostro prezioso e unico patrimonio artistico. L’Italia dovrebbe imparare a vivere soprattutto di questo, invece che continuare a pensare che con la “cultura non si mangia”.

parlare, fare, disobbedire

Ieri sono stata a Melegnano. Il Circolo locale del Pd ha organizzato nella piazza centrale, quella del broletto, un gazebo e un gustoso aperitivo. L’obiettivo? Manifestare la propria disobbedienza. Disobbedienza verso la Federazione Metropolitana del Pd. Niente di personale ovviamente. Il circolo ha però deciso di non consegnare al Partito provinciale la quota ricavata dal tesseramento 2013. Il motivo è uno solo. La base ha bisogno di linfa per sopravvivere. Ha bisogno di un minimo di sostentamento per poter essere presente sul territorio. E a ben vedere se non ci fosse stata la base nelle ultime tornate elettorali, i risultati raggiunti non sarebbero stati gli stessi. Si perché sono proprio i Circoli, presenti capillarmente anche nella periferia più periferica, a garantire il presidio del territorio. Sono i Circoli a diffondere il verbo del Partito, dando una faccia e un’identità riconoscibile e forse anche maggiore affidabilità al Partito. Sono i Circoli che ad ogni tornata elettorale nazionale, europea e amministrativa, lavorano, quasi sempre a spese proprie, per portare a casa risultati concreti per il Partito, credendoci SEMPRE! E proprio in tempi in cui tanto si discute e si cambia rispetto al finanziamento pubblico ai partiti, dalla base di alza una voce importante. “Dateci modo di sopravvivere, altrimenti il bel Partito Popular che vorremmo essere non avrà più il tanto osannato radicamento sul territorio”. E così sia! Se per davvero da qualcosa si dovrà pur partire a discutere al prossimo congresso del Partito Democratico, forse sarà il caso di cominciare anche da qui, dalla valorizzazione, giusta e sacrosanta dei CIRCOLI, lo strumento più importante per “continuare” a mantenere un legame con il mondo, quello vero!

Love is love!

E così oggi sfilo per la prima volta con un gruppo di amici e amiche al Gay Pride. A Milano. Quasi la mia città. Una festa. Uomini e donne che sfilano per la città per dimostrare cosa? Letteralmente per sfoggiare “l’orgoglio gay”. In senso lato, migliaia di persone sfilano orgogliosi di quel che sono, gay o etero. Più una festa che un corteo. Con meno ostentazioni di come spesso viene invece riportato da Tg e giornali. Una festa fatta di colori, amore e la fierezza di voler essere quel che si è. E in fondo, un corteo colorato e allegramente irriverente che oggi chiede anche che vengano finalmente riconosciuti alcuni diritti fondamentali. La libertà di amarsi e di veder riconosciuto il proprio amore attraverso il matrimonio. La libertà di scegliere di diventare una famiglia. Tanto per fare un paio di esempi. Diritti civili che oggi dovrebbero marcare, appunto, il livello di civiltà di un Paese.

Cedere alle tentazioni

E così cedo anche a questa tentazione! ho comprato e cominciato a leggere, giusto ieri, Oltre la rottamazione di Matteo Renzi. Curiosità. Pura curiosità! In fondo nel 2009 mi sono imbattuta anche nella lettura di “la paura e la speranza”, di Giulio Tremonti. E non mi sono convertita al Pdl, decisamente no. Stimolata dai pareri contrastanti raccolti da amici e conoscenti su questo “pamphlet”,  mi accingo alla lettura. Arrivata a pagina 21 “ahimè” scopro di ritrovarmi in tante delle cose che il nostro giovinastro scrive. Impossibile non condividere l’irragionevolezza che sta in una legge come la Bossi- Fini o la necessità di porre rimedio a quella frattura che si è consolidata negli anni tra il ceto politico e la vita quotidiana. E ancora, come non approvare l’appello di Renzi di richiamo alla gentilezza, rifiutando quel che si definisce “l’imbarbarimento” della politica. Ma del resto tutto ciò il Pd lo ha sempre sostenuto. Quindi mi riservo di continuare la mia lettura, augurandomi di trovare qualcosa di più. 

Ricominciamo

E così anche io cedo ad un sano egocentrico esibizionismo mediatico. Del resto ogni politico e politica che si rispetti questa inclinazione, più o meno innata, deve possederla. Da oggi userò questo spazio per i miei pensieri. Da una parte le idee, le riflessioni e le opinioni sui massimi sistemi, su quel che accade nell’universo politico e in particolare nel piccolo grande mondo PD. Con qualche eccedenza filosofica e qualche licenza critica. Dall’altra quel che leggo, vedo, ascolto. Insomma il resto della mia vita di donna, lavoratrice, lettrice, appassionata da musica e cinema e fissata con alcuni improbabili particolari. Si ricomincia da qui. Perché la strada è ancora lunga e tutta in salita (si dice così, no?).
E allora da qui ripartiamo. Insieme!