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416-ter un primo numero. forse!

E dire che qualche giorno fa avrei voluto scriverne come di un passo, seppur piccolo, avanti nella lotta reale alle mafie. E invece oggi, scartabellando quotidiani e rassegne stampa, scopro che ci siamo nuovamente e forse giustamente arenati. Il riferimento è alla modifica dell’art. 416 del Codice Penale “Associazione per delinquere”, ed in particolare il comma che riguarda il voto di scambio, modifica votata la scorsa settimana alla Camera. A ripuntare i riflettori sulle modifiche dell’incriminato articolo il quotidiano La Repubblica e le parole di Roberto Saviano. Ad accendere la contestazione due termini “consapevolmente” e “procacciare”, parole proposte a quanto pare in fase di discussione camerale dal Pdl, parole che potrebbero creare difficoltà secondo i pubblici ministeri al reperimento delle prove. E soprattutto a scuotere gli animi dei pm il tetto massimo di pena, fissato secondo quest’ultima modifica a 10 anni anziché 12. Questo,  a giudizio dei pm, metterebbe a rischio molti processi come quello di Cosentino, tanto per citarne uno. Quale sarà a questo punto l’iter? Le modifiche, proposte a correzione di quelle già approvate alla Camera, dovranno quindi essere discusse e approvate dalla Commissione Giustizia del Senato, quella stessa Commissione guidata da niente popò di meno che da Nitto Palma. Sempre che il Presidente del Senato decida di fare un eccezione. I termini per la presentazione delle correzioni sarebbero infatti già scaduti. Che altro dire? Basterebbe citare il commento di Don  Ciotti al riguardo “Speriamo che si superi l’inghippo e il testo diventi legge”. A me verrebbe da aggiungere anche “E che Dio ce la mandi buona!”

19 luglio 1992

Fra poche ore ventuno anni fa scoppiava la bomba in via D’Amelio a Palermo, di fronte a casa della mamma di Paolo Borsellino. Quella bomba che ha spezzato la vita del giudice, ma anche quella di uomini e donne della sua scorta. Una bomba, insieme a quella che uccise pochi mesi prima il giudice Falcone, che sembrava destinata a spezzare la speranza di tanti italiani che si battevano per la giustizia civile, contro un potere vischioso e subdolo come quello mafioso risulta essere in tutte le sue forme. E invece quell’anno, il 1992, segnò un importante passo di riscossa civile. Da lì partirono i presupposti per fondare un movimento trasversale che facesse della lotta alla mafia, alle mafie, la sua missione. E così, sotto la guida di Don Luigi Ciotti è nata Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie e insieme a lei ha preso vita un cammino fatto di uomini e donne, giovani e meno giovani che nel loro quotidiano portano avanti quello stesso impegno civile che aveva caratterizzato la vita dei due giudici Falcone-Borsellino. E oggi, nel 2013, tanti ragazzi, come quelli che a me è capitato di conoscere lo scorso fine settimana alla Certosa di Avigliana in occasione dell’assemblea annuale di Cooperare con Libera terra, agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità. A questa agenzia aderiscono quelle cooperative nel nostro Paese sono nate per gestire, secondo la propria natura e vocazione, terreni e immobili sequestrati alla mafia. Roberto delle Terre di don Peppe Diana a Castel Volturno, Raffaella di Terre Joniche all’Isola di Caporizzuto o Giovanni della Cooperativa Rosario Livatino a Naro. Tutti ragazzi di trent’anni che hanno fatto una scelta ben precisa per la loro vita. Seguire il monito proprio di Paolo Borsellino che diceva così “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti”. Questi giovani, come tanti altri uomini e donne di tutta Italia, hanno scelto di non avere paura e di portare avanti, con il proprio impegno quotidiano, la cultura della legalità e della giustizia. Solo così Borsellino e Falcone, come tutte le altre vittime che hanno nomi meno altisonanti, continueranno a vivere.