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Voglio un partito che sappia e possa differenziarsi

Dopo aver letto l’ennesima mail di riflessione sul futuro del Pd (che palle!) e sul valore del congresso ormai alle porte (speriamo!) ho poche ma chiarissime idee sul futuro. Intanto qual’è il Pd che voglio e non che vorrei. Voglio un Partito con la P maiuscola, fatto di persone che siano differenti e che permettano al Pd di differenziarsi. Voglio un Partito fatto di persone oneste, trasparenti, con valori morali forti, anche se per questo non bigotte, ma coerenti. Voglio un Partito da dove si possa finalmente levare a gran voce il grido “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e non dove si vanno a sindacare i valori dei peccati e la grandezza delle pietre. Voglio un partito fatto di contenuti, visto che sino ad ora di contenuti ne ho visti davvero pochi. Persino tutti quelli e quelle, giovani e “meno giovani”, che tentano di riportare il dibattito congressuale ai contenuti mi appaiono non averne. Voglio che il Pd spieghi al Paese che idea di Partito ha in testa e che idea di Paese ha nella propria visione. Voglio un Partito che sappia fornire delle risposte vere, concrete e coerenti. Voglio un Partito che non si candidi a rappresentare gli interessi di una categoria, in primis quella politica, ma che possa rappresentare, laicamente, tutti: i giovani, le donne, le famiglie, gli operai, i liberi professionisti, i nuovi cittadini, le mamme, gli imprenditori, i disoccupati, gli amministratori. Voglio un Pd che sappia dimostrare di essere in grado di governare per competenze e per buona volontà, con impegno e con responsabilità. Voglio un Partito che sia in grado di decidere e di assumersi le sue responsabilità. Voglio un Partito che sappia ascoltare. Voglio un Partito che il confronto lo fa davvero, con schiettezza e serenità, che non abbia paura di discutere e che sia un luogo dove le decisioni non le prendano in tre. Voglio un Partito che sappia essere e fare il Partito, che possa essere credibile anche alla vista di chi lo guarda da fuori. Si perché fuori dal Pd esiste un mondo, di cui sarebbe il caso, finalmente di accorgerci!

Il Paese dei Condoni

Semmai ci fosse stato bisogno di qualche ulteriore prova, eccoci qui. Leggo questa mattina dalla prima pagina del Corsera l’editoriale di Antonio Polito e mi coglie un briciolo di rassegnata disperazione. Sospiro e penso che in definitiva il nostro è proprio il Paese dei condoni. L’ultimo, in ordine di tempo, proprio quello a cui fa riferimento Polito nel suo editoriale. Napoli, città governata, per chi non se lo dovesse ricordare, dal Pm Luigi De Magistris, approva all’unanimità la sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali. Sono circa 4500 le domande arrivate al comune di altrettanti abusivi che chiedono al comune “la grazia”. Domanda a cui il comune ha pensato bene di rispondere positivamente, legittimando il fenomeno dell’illegalità abitativa. Ci si fermasse qui, sarebbe esclusivamente un fenomeno di iniquità. Peccato che non ci si dovrebbe dimenticare che a Napoli così facendo si “premia” la camorra, dal momento che l’occupazione abusiva di case parrebbe (fonte alcune inchieste giornalistiche) essere il primo strumento di conquista del territorio, adoperato con abilità ed arguzia dalla criminalità organizzata. E pensare che di tutto ciò il primo cittadino di Napoli non fosse debitamente informato sembra da ingenui. Senza dimenticare che a tutto ciò si son resi complici tutti i partiti che di quell’istituzione fanno parte. Ma forse non dovremmo più stupirci neppure di ciò. Del resto la parola condono fa ormai parte del nostro vocabolario quotidiano ed è entrata di prepotenza nella logica di pensiero degli italiani. Fare un’azione illegale, fare delle opere edilizie fuori norma, evadere il fisco e addirittura non pagare le tasse allo stato sulle installazioni di slot machine, tanto per citarne alcune, tanto poi tutto verrà condonato. Un bel bagno nell’acqua salvifica del condono e tutto torna come prima. Come dire, giocare a Monopoli e pescare la carta “probabilità” che ti permette di salvarti senza sostare in “prigione”. Perché tanto la legge è uguale per tutti e un bel condono non si nega proprio a nessuno. Camorristi compresi!

Tornare…

…alla vita quotidiana dopo aver trascorso quattro giorni, ora più ora meno, in una terra così diversa, seppur così vicina fa riflettere. Quale terra? La Campania, nello specifico la provincia di Caserta nelle Terre di Don Peppe Diana. Terra dove esistono alcuni beni confiscati alla Camorra e affidati ad una cooperativa. Conosciuta qualche tempo fa, grazie al lavoro che faccio, la cooperativa che produce la mozzarella della legalità, sono stata qualche giorno da quelle parti, nel caseificio, ma anche nei campi di frutta che da qualche mese i sei ragazzi della cooperativa si sono trovati a gestire. E ora tornare qui, dopo aver vissuto intensamente, attraversando luoghi e ascoltando racconti fa davvero pensare. Una terra così apparentemente dura, governata da un sistema, la camorra, troppo impegnata a fare soldi e ad accrescere il proprio potere e con poca pietà per le persone che quella terra la abitano con onestà e genuinità. Una terra che fino a qualche giorno fa avevo conosciuto sfiorandola o leggendola da libri come Gomorra di Roberto Saviano, si è rivelata un luogo speciale. Ad abitarla ci sono ancora persone generose e con grande senso di civiltà e legalità, con un senso dell’ospitalità e un altruismo disarmanti. Seguire da vicino la vita quotidiana dei ragazzi della cooperativa piacevolmente sorprende. Tutti poco più che trentenni, i ragazzi delle Terre di Don Peppe Diana, hanno scelto di dedicare la loro vita alla propria terra, di lottare con sobrietà e duro impegno per ridare speranza alla gente onesta che la abita e che si merita di più della prepotenza della camorra. E basta vedere il loro sorriso pulito, ascoltare le loro testimonianze e seguire le loro azioni per rendersi conto che qualcosa sta cambiando, anche li, in Campania, nella terra che troppo spesso viene identificata solo con morti ammazzati per un briciolo di potere in più o per qualche interesse o confine non rispettato.Tornare a Milano, tornare al lavoro e alla vita di sempre allora fa riflettere. Fa pensare che sarebbe bello ricominciare a valorizzare ciò che valore ha, per davvero. Ricominciare a dare il giusto peso alle questioni seriamente importanti, a quell’associazionismo tra persone e associazioni, guidato da Libera, che fa per davvero la differenza. E finalmente ricominciare a considerare l’Italia un Paese dove i personalismi cattivi, i personaggi corrotti e condannati devono essere messi in un angolo, privati dei loro poteri e non su tutte le prime pagine dei quotidiani, descrivendoli ancora come fondamentali e condizionanti per la vita del Paese. Ricominciare da chi, come quei ragazzi conosciuti in questi giorni, un esempio lo sono per davvero per tutti noi. Solo così l’Italia potrà rialzare la testa e riuscire ad essere un Paese migliore!