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Sono solo parole?

Così avrebbe detto Noemi, non quella ricordata per la festa del diciottesimo con il sig. B, ma Noemi la cantante. Ma in fondo nel mondo di oggi le parole dovrebbero contare e soprattutto dovrebbe contare ancora di più il loro significato. E probabilmente oggi sarebbe saggio che la politica badasse un po’ di più anche alle parole e soprattutto a come usarle. Un’interessante e recente indagine condotta da Demos- Coop fornisce a chi di politica si occupa o si vorrebbe occupare un quadro chiaro di quali sono le “parole-in”,  quelle del futuro, quelle giuste e le parole che seminano discordia o quelle dal sapore un po’ retrò,  che suscitano solo nostalgia e un sentimento color giallo seppia. L’indagine raccoglie percezioni e aspettative di un migliaio di persone, alle quali sono state sottoposte alcune parole-chiave. Risultato? Una tabella divisa in quattro quadranti. Interessante vedere come nelle parole a cui tende il futuro, con aspettative positive e con speranza, ci siano termini come democrazia, solidarietà, uguaglianza, giovani e premiare il merito, tanto per citarne alcune. E come regni incontrastato in questo quadrante di positività il nome di Papa Francesco. Tutti riferimenti, a quanto pare, percepiti come importanti, fondamentali per il cambiamento, quello vero! “Curioso” vedere come invece i due nomi Berlusconi e Grillo, che ogni giorno troviamo citati innumerevoli volte su giornali, testate online e su “pensieri” riportati dagli assidui frequentatori di social network, vengano inquadrati come termini che suscitano divisione e attriti. Sempre nello stesso quadrante, quello che riguarda le sensazioni negative e le parole out si trovano, quasi scontato dirlo, partiti politici, destra, sinistra, larghe intese. Al crocevia si trovano invece le parole al centro della discussione, sana, pubblica. E qui si collocano Enrico Letta e Matteo Renzi, le unioni gay ma anche l’Unione Europea, Stato e Chiesa. E questo vorrà pur dire qualcosa, appunto. Varrebbe la pena di ripartire da qui, ricominciare innanzitutto da quei termini che oggi suscitano emozioni, positive. E dare finalmente a queste parole contenuto, attraverso una sana e un po’ latitante concretezza. Ed effettivamente oggi forse avrebbe senso per una militante ancora convinta come me del Partito Democratico, chiedere a chi si candida a guidarlo a livello nazionale di prendere spunto proprio da qui. Peccato che invece si continuino ad utilizzare parole come “borghese”, “statuto”, “leader” “premier” e tutto il resto. E che nei libri, usciti ad hoc nella fase pre- congressuale, come manifesto strategico politico di chi li ha scritti ed evidentemente li propone come progetto del proprio futuro partito, riecheggino ancora troppo spesso i nomi di Berlusconi e Grillo. Non sarebbe più furbo o intelligente, come meglio ci vien da dire, finalmente andare oltre i personalismi, borghesi o non borghesi, e finalmente proporre un linguaggio più in armonia con le persone normali? E cominciare quindi a parlare e davvero affrontare questioni come la meritocrazia, a rassicurare i giovani, ripartendo da valori importanti come la solidarietà e la cooperazione? In fondo basterebbe solo volerlo!

questioni di ornitologia

Alla faccia di chi per anni mi ha ripetuto che “in politica si deve volare alto“, mi concedo una digressione ornitologica, sempre che si dica così!. Sembra infatti che in questi giorni la gran parte dei simpatizzanti o tesserati del Partito Democratico si stia riscoprendo appassionata di piccioni o specie affini. Questo almeno quel che appare in particolare sui social network. Sul mio “muro” di facebook, tanto per fare un esempio, da ieri sono fioccati fior fior di pensieri e commenti su “tiro al piccione“, “piccioni viaggiatori”, “piccioni arrosto”, “piccioni ripieni”…Dimostrazione evidente che la politica ha ormai “imparato” a volare basso, molto basso. Ed è altrettanto evidente come spesso e volentieri, anche politici di grande lustro, si abbandonino a discussioni futili e poco interessanti, qualche volta addirittura noiose. Perché in fondo, a mio avviso, il sale della politica, e anche del giornalismo, oggi, dovrebbe essere ben altro. Si dovrebbe ricominciare a discutere e informare. Informare, per esempio, dell’ok arrivato proprio in queste ore dall’UE sulla maggiore flessibilità per i bilanci per Paesi che dimostrino di avere i conti in ordine. Una buona notizia. Oppure ancora che il sindaco Laura Prati, aggredita ieri, da un ex dipendente del comune che amministra, è fuori pericolo e tornerà presto a fare il sindaco. E ancora quanto denunciato da un blog indipendente (Lettera 43)  sui copiosi fondi statali ricevuti da una nota rivista musicale, Il Mucchio Selvaggio, tutti soldi usati dai direttori per fini personali. E quindi per combattere la noia di fronte a un dibattito superficiale e poco utile preferisco rimandare ogni pensiero e riflessione a una canzone di qualche anno fa. Lei è Nelly Furtado e la canzone fa così “I’m like a bird, I’ll only fly away…

 

parlare, fare, disobbedire

Ieri sono stata a Melegnano. Il Circolo locale del Pd ha organizzato nella piazza centrale, quella del broletto, un gazebo e un gustoso aperitivo. L’obiettivo? Manifestare la propria disobbedienza. Disobbedienza verso la Federazione Metropolitana del Pd. Niente di personale ovviamente. Il circolo ha però deciso di non consegnare al Partito provinciale la quota ricavata dal tesseramento 2013. Il motivo è uno solo. La base ha bisogno di linfa per sopravvivere. Ha bisogno di un minimo di sostentamento per poter essere presente sul territorio. E a ben vedere se non ci fosse stata la base nelle ultime tornate elettorali, i risultati raggiunti non sarebbero stati gli stessi. Si perché sono proprio i Circoli, presenti capillarmente anche nella periferia più periferica, a garantire il presidio del territorio. Sono i Circoli a diffondere il verbo del Partito, dando una faccia e un’identità riconoscibile e forse anche maggiore affidabilità al Partito. Sono i Circoli che ad ogni tornata elettorale nazionale, europea e amministrativa, lavorano, quasi sempre a spese proprie, per portare a casa risultati concreti per il Partito, credendoci SEMPRE! E proprio in tempi in cui tanto si discute e si cambia rispetto al finanziamento pubblico ai partiti, dalla base di alza una voce importante. “Dateci modo di sopravvivere, altrimenti il bel Partito Popular che vorremmo essere non avrà più il tanto osannato radicamento sul territorio”. E così sia! Se per davvero da qualcosa si dovrà pur partire a discutere al prossimo congresso del Partito Democratico, forse sarà il caso di cominciare anche da qui, dalla valorizzazione, giusta e sacrosanta dei CIRCOLI, lo strumento più importante per “continuare” a mantenere un legame con il mondo, quello vero!

Ricominciamo

E così anche io cedo ad un sano egocentrico esibizionismo mediatico. Del resto ogni politico e politica che si rispetti questa inclinazione, più o meno innata, deve possederla. Da oggi userò questo spazio per i miei pensieri. Da una parte le idee, le riflessioni e le opinioni sui massimi sistemi, su quel che accade nell’universo politico e in particolare nel piccolo grande mondo PD. Con qualche eccedenza filosofica e qualche licenza critica. Dall’altra quel che leggo, vedo, ascolto. Insomma il resto della mia vita di donna, lavoratrice, lettrice, appassionata da musica e cinema e fissata con alcuni improbabili particolari. Si ricomincia da qui. Perché la strada è ancora lunga e tutta in salita (si dice così, no?).
E allora da qui ripartiamo. Insieme!