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Voglio un partito che sappia e possa differenziarsi

Dopo aver letto l’ennesima mail di riflessione sul futuro del Pd (che palle!) e sul valore del congresso ormai alle porte (speriamo!) ho poche ma chiarissime idee sul futuro. Intanto qual’è il Pd che voglio e non che vorrei. Voglio un Partito con la P maiuscola, fatto di persone che siano differenti e che permettano al Pd di differenziarsi. Voglio un Partito fatto di persone oneste, trasparenti, con valori morali forti, anche se per questo non bigotte, ma coerenti. Voglio un Partito da dove si possa finalmente levare a gran voce il grido “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e non dove si vanno a sindacare i valori dei peccati e la grandezza delle pietre. Voglio un partito fatto di contenuti, visto che sino ad ora di contenuti ne ho visti davvero pochi. Persino tutti quelli e quelle, giovani e “meno giovani”, che tentano di riportare il dibattito congressuale ai contenuti mi appaiono non averne. Voglio che il Pd spieghi al Paese che idea di Partito ha in testa e che idea di Paese ha nella propria visione. Voglio un Partito che sappia fornire delle risposte vere, concrete e coerenti. Voglio un Partito che non si candidi a rappresentare gli interessi di una categoria, in primis quella politica, ma che possa rappresentare, laicamente, tutti: i giovani, le donne, le famiglie, gli operai, i liberi professionisti, i nuovi cittadini, le mamme, gli imprenditori, i disoccupati, gli amministratori. Voglio un Pd che sappia dimostrare di essere in grado di governare per competenze e per buona volontà, con impegno e con responsabilità. Voglio un Partito che sia in grado di decidere e di assumersi le sue responsabilità. Voglio un Partito che sappia ascoltare. Voglio un Partito che il confronto lo fa davvero, con schiettezza e serenità, che non abbia paura di discutere e che sia un luogo dove le decisioni non le prendano in tre. Voglio un Partito che sappia essere e fare il Partito, che possa essere credibile anche alla vista di chi lo guarda da fuori. Si perché fuori dal Pd esiste un mondo, di cui sarebbe il caso, finalmente di accorgerci!

questione di egocentrismo…di NOI insomma!

Parentesi digressiva. Spesso mi viene da domandarmi perché chi occupa ruoli di potere o di vertice, ruoli di dirigenza, di grande responsabilità lavorativa e politica prediliga esprimersi in prima persona singolare, piuttosto che utilizzare la prima persona plurale. Tranne una recente e rara eccezione (per fortuna!), quella del celebre ex Presidente, ops Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che era solito scrivere di sé utilizzando la terza persona singolare, quasi come stesse parlando o scrivendo di una persona altra da sé, in tanti oggi si esprimono parlando dell’ente o dell’azienda che dirigono come fosse proprietà privata, esclusiva, singola, utilizzando per lo più verbi coniugati in “IO“. E se la stessa usanza, quando viene messa in pratica per un’azienda privata passa pressoché inosservata, quando riguarda un’istituzione, un ente pubblico, un ruolo politico crea nei malati di linguaggio come la sottoscritta qualche perplessità. In effetti sono in tanti, oggi, a sentire su di sé responsabilità e meriti. E in effetti le perplessità trovano fondamento anche nei risultati di una recente ricerca condotta dall’Università tedesca di Kassel, da cui parrebbe che individui, maschi o femmine che siano, più inclini all’utilizzo dell’IO invece che del NOI avrebbero maggiore predisposizione alla depressione. La tendenza “egocentrica” denoterebbe infatti, secondo questi studi, un alto fattore di rischio verso problemi relazionali, una continua ricerca di attenzioni e conferme altrui. Se tutto ciò fosse vero, saremmo quindi obbligati a dubitare di chi ci si rivolge in comizi e in tv parlando di sé e non di noi. Insomma è davvero il caso di affidare la guida di un Paese, di una Regione o di qualunque altra istituzione, ma anche di un Partito, ad un potenziale depresso o depressa, in perenne ricerca di conferme? Vale la pensa di pensarci su!

parlare, fare, disobbedire

Ieri sono stata a Melegnano. Il Circolo locale del Pd ha organizzato nella piazza centrale, quella del broletto, un gazebo e un gustoso aperitivo. L’obiettivo? Manifestare la propria disobbedienza. Disobbedienza verso la Federazione Metropolitana del Pd. Niente di personale ovviamente. Il circolo ha però deciso di non consegnare al Partito provinciale la quota ricavata dal tesseramento 2013. Il motivo è uno solo. La base ha bisogno di linfa per sopravvivere. Ha bisogno di un minimo di sostentamento per poter essere presente sul territorio. E a ben vedere se non ci fosse stata la base nelle ultime tornate elettorali, i risultati raggiunti non sarebbero stati gli stessi. Si perché sono proprio i Circoli, presenti capillarmente anche nella periferia più periferica, a garantire il presidio del territorio. Sono i Circoli a diffondere il verbo del Partito, dando una faccia e un’identità riconoscibile e forse anche maggiore affidabilità al Partito. Sono i Circoli che ad ogni tornata elettorale nazionale, europea e amministrativa, lavorano, quasi sempre a spese proprie, per portare a casa risultati concreti per il Partito, credendoci SEMPRE! E proprio in tempi in cui tanto si discute e si cambia rispetto al finanziamento pubblico ai partiti, dalla base di alza una voce importante. “Dateci modo di sopravvivere, altrimenti il bel Partito Popular che vorremmo essere non avrà più il tanto osannato radicamento sul territorio”. E così sia! Se per davvero da qualcosa si dovrà pur partire a discutere al prossimo congresso del Partito Democratico, forse sarà il caso di cominciare anche da qui, dalla valorizzazione, giusta e sacrosanta dei CIRCOLI, lo strumento più importante per “continuare” a mantenere un legame con il mondo, quello vero!